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CRITICA CINEMATOGRAFICA

Al di là dell’ovvia rilevanza dell'accoglienza critica al fine di collocare film nel loro contesto (come tale parte integrante di un metodo di lavoro che mi appartiene) e di occasionali incursioni nelle riviste italiane delle origini [La fotografia nelle riviste di cinema italiane (1907-1918)], lo studio della critica cinematografica mi interessa per la dialettica che si instaura, dentro e fuori l'accademia, tra rigore e inibizione, fra tradizione e libertà di innovazione (di temi e di metodi), e viceversa tra innovazione e sanzione, tra contestazione metodologica e assorbimento istituzionale.

Da un lato, dunque, la fissazione in tradizioni accademiche di metodi, teorie e pratiche (nonché mode) che tendono ad assolutizzare (tramite sanzioni di rigore metodologico e di prestigio culturale) una selezione di oggetti e metodi di ricerca. La ricerca su Luchino Visconti muove anche dal desiderio di ricostruire il modo in cui determinati luoghi comuni si sono depositati nella letteratura trasformandosi in prescrizioni del ragionare accademico (magari supportate da elaborazioni teoriche) che, sotto l’apparente meticolosità, hanno autorizzato letture parziali che non mi interessavano solo come oggetto polemico, ma anche per risalire alle radici di una serie di condizionamenti culturali e ideologici.

Sul fronte opposto, contro-tradizioni nate ai margini sono divenute mode accademiche, rivendicando una libertà incondizionata a scapito del rigore, confortate dagli eccessi del decostruzionismo postmoderno, oppure trasformandosi a loro volta in prescrizioni teoriche, che una tradizione pigra e ossequiosa si limita a ripetere senza sottoporre a verifica. Ad esempio, il cap. 5 di Nell’ombra di Hitchcock reinterpreta l'intero primo ciclo di horror slasher degli anni '70-'80 alla luce di una revisione della letteratura femminista su questo filone, e in particolare dell'influente libro di J. Carol Clover Men, Women, and Chainsaws (1992), proponendosi anche come un'interrogazione del successo di una tradizione storiografica che in questo caso prescinde dall'accuratezza scientifica.

È il caso anche, oggi, del successo accademico che arride alle teorie queer per quanto riguarda lo studio della sessualità, che in materia di cinema hanno prodotto risultati alquanto discutibili. Qui ci si sposta sul terreno di uno scontro tra storiografia, retorica e prova (prendendo a prestito il lessico di Carlo Ginzburg): Omosessualità e cinema italiano (edizione italiana, riveduta e accresciuta, di Homosexuality and Italian Cinema) intende tra l'altro riportare l’indagine – per quel che riguarda il caso italiano – dalla retorica della queer theory alla prova della ricerca storica. Il libro si interroga inoltre su forme di discorso tradizionalmente ignorate (come il gossip, cui difficilmente è possibile negare una riserva di valore quando sia adottato come strumento controculturale da una minoranza sociale), nonché sulla coincidenza apparentemente singolare di strumenti (come nel caso del gossip stesso) adottati dalla minoranza omosessuale e, all'opposto, dall'estrema destra laica, una delle quali è stata l'esercizio di una critica cinematografica dettata da esigenze fortemente parziali.

È questo un aspetto della ricerca che sto attualmente conducendo su una critica che può essere definita marginale per l'estremismo delle posizioni ideologiche, per la perifericità delle sedi di pubblicazione, per la natura della pubblicazione (che utilizza il cinema per altri fini, più o meno scoperti) e per la ristrettezza della circolazione e del pubblico d'elezione. L'ultimo capitolo di Omosessualità e cinema italiano è dedicato a uno studio delle riviste legate al movimento omosessuale italiano, è un esempio di valorizzazione di queste fonti (nell'ottica di una ricostruzione in chiave di storia culturale) anche in quanto radici di pratiche di studio e analisi del cinema successivamente formalizzate in saperi accademici (feminist film theory e gender studies, fondamentali per lo sviluppo dei film studies). Analogo è lo studio dedicato alla ricostruzione della storia della rivista Films and Filming [Una rivista equilibrata per spettatori intelligenti]. Quest'ultimo è anche un esempio di periodico in cui il cinema è usato in modo strumentale (per raggiungere un pubblico omosessuale): altri casi di cui mi sono occupato sono quello della precoce rivista erotica Mascotte e quello della rivista di culturismo Forza e salute (poi Ercole) [Forzuti, fusti, maggiorati...]. 

A partire da un assegno di ricerca, dal 2014 l'indagine si è estesa allo studio – attualmente in corso – della consistente stampa periodica prodotta dalle diverse frange dell’estrema destra laica nell’Italia del dopoguerra, sempre snobbata dagli studi in quanto composta da «latrati di retroguardie, privi di reale spessore culturale ed oltretutto scarsamente incidenti sugli svolgimenti successivi», per dirla con Giorgio Padoan. Si è però così trascurato come questa stampa non si limitasse a essere il rovesciamento polemico di quella dominante, condannata alla ripetizione di dogmi e forme di discorso che si sarebbe preferito pensare superate. Invece, proprio per il suo carattere ruvido, questa stampa è interessante per tre ragioni. Anzitutto come fonte per ricostruire lo sviluppo di ciò che rimane dell'ideologia fascista negli anni della repubblica, un'ombra ricorrente nella storia italiana (si pensi ad esempio al governo Tambroni del 1960 e agli anni di piombo, per tacere di quanto sta accadendo oggi). In secondo luogo, rispecchia senza reticenza aspetti rilevanti per una ricostruzione della storia culturale nazionale (cinema incluso) che altre forme di stampa (sovente altrettanto ideologicamente impostate) hanno preferito ignorare, o hanno affrontato in forme decisamente più attenuate. In terzo luogo, permette di misurare quanto la tradizione culturale egemone stabilita dalla sinistra (e in particolare dall'intellighenzia comunista), che ha esercitato una profonda influenza anche dentro l'università, non sia necessariamente custode di verità indisputabili, né meno retorica o opportunistica, come alcune teorie e metodologie ereditate dagli studi accademici vorrebbero. Per quanto riguarda il cinema, questa stampa può aiutare a illuminare aspetti rimasti in ombra e a mettere in discussione tradizioni trasformatesi in prescrizioni, invitando a interrogarsi sul perché proprio quegli aspetti siano rimasti in ombra anziché altri. 

in occasione di diversi convegni (e quindi negli eventuali atti relativi) ho proposto alcuni campionamenti preliminari del rapporto tra questa stampa e il cinema attraverso soggetti che permettessero di isolare questioni a vario titolo cruciali per l'immaginario dell'estrema destra, come la rappresentazione della sessualità, la concezione della maschilità, la pornografia, il peplum [Forzuti, fusti, maggiorati...] e l'avversario comunista, nella figura di Luchino Visconti [Alla corte di Re Luchino…]. 

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